“Racconti terrestri” è un progetto multimediale che punta alla scoperta di quattro epoche storiche del Novecento a partire da scrittori e poeti che ne hanno fatto parte e che hanno incontrato il Friuli Venezia Giulia.
La poesia d’inizio Novecento di Rainer Maria Rilke e la sua permanenza al Castello di Duino (Trieste), il racconto della “generazione perduta” della Grande Guerra con Ernest Hemingway e i paesaggi dell’Isonzo, la narrazione magmatica di Pier Paolo Pasolini delle terre del Tagliamento e la poesia dei paesaggi friulani dell’insegnanteNovella Cantarutti.
Quattro periodi storici, quattro scrittori, quattro storie multimediali attraverso la voce di adolescenti coinvolti all’interno del progetto con un ciclo di laboratori d’arte relazionale e creazione multimediale. I quattro autori sono il filo conduttore dei laboratori proposti a gruppi di adolescenti e giovani invitando alla collaborazione scuole e associazioni giovanili, riscoprendo il tempo presente alla luce dei fatti del passato grazie al punto di vista dei “poeti”.​​​​​​​
"Al contrario noi potremmo assicurare che il difficile, che è poi il nuovo, appassiona sempre i ragazzi: sì, si tratta proprio di una passione, come quella per il gioco" (Pasolini)​​​​​​​
Abbiamo seguito il consiglio di Pasolini, "provocare la curiosità" con alcuni esercizi di creazione che stiamo sviluppando in Classe. Piccole storie. Abbiamo cercato di comprendere cosa è "difficile" oggi per i ragazzi e abbiamo scoperto che le cose più difficili sono quelle che attirano di più il loro interesse. Prima di chiudere l'incontro Sofia ci invia questo link, dice che lo sa che questa è una canzone, che non è Leopardi, Pascoli, Ungaretti, che non è Pasolini, che non si studia in Classe, ma se pensa a qualcosa che si avvicina alla poesia e alla sua vita, pensa a "Lunedì" di Salmo: 
Una vita di corsa, la vita non aspetta / Ma già la vita è corta, tu vuoi la vita stretta / Ti lascerò la borsa perché tieni alla vita / Un giorno si farai la storia è la storia infinita /  Vorrei dirti che un giorno ci prenderemo tutto / Ma con le lacrime agli occhi devo svelare il trucco.
Sofia dice che l'ascolta ogni settimana, la canzone si chiama "Lunedì" e oggi è lunedì. Una buona chiusura del lab. 
Addio alla guerra, addio all'amore. Abbiamo iniziato "Racconti terrestri", il nuovo laboratorio di creazione multimediale con le scuole superiori. Ci stiamo chiedendo se le storie di alcuni scrittori e poetesse del Novecento ci parlano ancora. Se ancora oggi dicono qualcosa alla nostra vita. Per ora è arrivato Ernest Hemingway, una star del suo tempo tra libri di successo, battute di caccia, feste a base di cocktail e amori impossibili. ​​​​​​​
Qualche foglio di carta. La verità è che Novella Cantarutti vorremmo conoscerla. Solo che non c'è più, sappiamo poco di lei e troviamo nulla. A dirla tutta qualcosa l'abbiamo scoperta, ma non quanto speravamo. 
Pasolini si accorse di lei a Versuta, all'Academiuta di Lenga Furlana, nelle domeniche pomeriggio dedicate alle poesie più di mezzo secolo fa. Una piccola comunità che provava a tenere in vita una lingua con qualche foglio di carta.
Raccontiamo di Novella in una Classe che non ha maschi, solo femmine. Allora Meghi fa una ricerca su Google e scopre il viso di questa poetessa. Aspetta un attimo in silenzio e dice che le sembra qualcuno di familiare, un viso di "casa". Una nonna, una zia lontana, una signora del paese. Meghi sa il friulano, allora iniziamo dalla lingua, che come tutte le lingue crea "casa".
'Sti cjartì chì dal libri
indulà ch'j minùci li zornadi
cu la man ch'a li scrif
e la mins ch'a svuarièa
tun mont di via, tun larc
a ceri ch'a ti rispùndin
vous tasudi.
Come tun'aga
ch'a clupignèi a scûr,
la man 'a ceir.
E 'a sgrìa la cjarta.

Queste carte del libro dove sbriciolo i giorni con la mano che scrive e la mente che si disperde in un'altra dimensione a cercare il suono di voci taciute. Come entro un'acqua che sciabordi al buio, la mano cerca e riga la carta.
Pier Paolo Pasolini. Oggi una mano si alza all'inizio del laboratorio. Giulio ha cambiato molte scuole ed è nuovo qui. Lui conosce una via con quel nome ma non sa altro. 
Pier Paolo, prima di diventare Pasolini, insegnava a scuola. Era giovanissimo e c'era la guerra: in quegli anni i suoi diari raccontano gli alunni e le loro passioni. Racconta tutti i modi per attivare la presenza dei ragazzi facendo scoprire la poesia e tutte quelle cose "difficili".
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Ci è bastato l'inizio di "A farewell to Arms" per capire come dire addio non solo alle armi ma anche alla braccia. Addio alla guerra, addio all'amore: "C'erano piccole automobili grige che passavano a grande velocità; di solito con un ufficiale accanto all'autista e parecchi altri sul sedile posteriore. Schizzavano fango perfino più dei camion, e se uno degli ufficiali seduti dietro era piccolo, e se l'auto andava più veloce del solito, era probabile che fosse il re. Stava a Udine e usciva a quel modo quasi ogni giorno per vedere come andavano le cose, e le cose andavano molto male..." ​​​​​​​

Hemingway diceva che essere adolescenti significa sentirsi immortali e fare i conti con la morte. Durante la Grande Guerra fare i conti con la morte voleva dire trovarsela lì, davanti, a pochi metri di distanza, in una lunghissima trincea sul confine. Accanto ai propri compagni della stessa età. Ma oggi, cosa vuole dire sentirsi immortali? I ragazzi e le ragazze che stiamo incontrando a scuola vogliono provare a rispondere a questa domanda....
Fernanda Pivano amava gli scrittori che traduceva. Gli amici la chiamavano Nanda. E nel Quarantatre Nanda aveva vent'anni e fu arrestata a Torino perché si era permessa di tradurre "A farewell to arms", addio alle armi, di Hemingway.  "Le storie possono fare paura al potere", ce lo dice Carlotta in Classe dopo aver scoperto la Pivano. Come mai? "Forse perché mettono in dubbio le certezze che abbiamo". Quali storie possono mettere in dubbio le certezze che abbiamo? Prendiamo gli smartphone e facciamo una lista con Carlotta e la sua classe.

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